Il progresso tecnologico e la conseguente evoluzione che ha interessato i mass-media hanno completamente trasformato, oltre a molteplici aspetti della società , i modi di fare comunicazione politica. Nella comunicazione delle proprie idee si coglie uno dei bisogni fondamentali dell'uomo, quello di potersi esprimere liberamente di fronte agli altri. Dal confronto con gli altri, però, emergono le differenze che caratterizzano ciascun individuo, diversi modi di pensare e diverse concezioni.
Per via di questo fatto, la comunicazione diventa spesso lo strumento per il confronto delle opinioni, confronto nel quale ciascuno cerca di far prevalere il proprio punto di vista. La politica è probabilmente il terreno sul quale questo confronto si fa più serrato. In questo ambito la posta in gioco è il prevalere del proprio modo di pensare; ciascuno dei protagonisti mette in gioco la propria visione della vita e ciascuno ha la facoltà di proporre idee e suggerimenti il cui intendimento è quello di migliorare la condizione di chi si rappresenta (o di chi si è, nel peggiore dei casi).
Il consenso necessario a far prevalere il proprio indirizzo, nelle istituzioni che si sono sviluppate nel corso dell'età contemporanea, si può ottenere cercando di convincere gli altri della bontà delle proprie affermazioni e contemporaneamente dimostrarsi migliori dei propri rivali. Tra le varie possibilità a disposizione dei protagonisti della politica, quindi, oltre a quella della promozione di se stessi, c'è la ricerca delle argomentazioni tramite le quali porsi in una luce migliore rispetto agli altri.
In questa ottica, ciascun soggetto della scena politica può tentare di dimostrare che non solo l'ascesa del suo o dei suoi rivali sarebbe deleteria, ma addirittura estremamente pericolosa; si entra perciò nell'ambito di una contrapposizione che non fa più dell'interlocutore un semplice opponente, ma un vero e proprio nemico. L'evocazione di questa figura, inoltre, è tanto più redditizia quanto più chi la costruisce e la usa riesce a dipingere l'altro come un pericolo per tutti, e non solo come una minaccia per il proprio personale prestigio o alla propria affermazione. Come in tutte le questioni, poi, altra faccenda è stabilire se il nemico sia realmente tale o costituisca solo un espediente tramite il quale convogliare consenso o serrare le fila.
Ma chi è il nemico? Edelman ritiene che Nemici politici possono essere paesi stranieri, seguaci di ideologie detestate, gruppi che esprimono una differenza di qualsiasi natura, anche se soltanto frutto della fantasia: in ogni caso, tutti costoro rappresentano una parte costitutiva della scena politica. Il nemico compare nella comunicazione politica come prodotto del processo di simbolizzazione, attraverso il quale si fornisce all'opinione pubblica un concetto nel quale si condensano diversi significati, in questo caso di segno negativo. Il contesto nel quale la figura del nemico viene costruita ed utilizzata si serve di una scelta di linguaggio studiata e di una proposta costante del nemico negli argomenti trattati nell'agenda politica, tale da farne un vero e proprio tema.
Nell'analisi del nemico si cerca di definire le caratteristiche e gli aspetti, evidenziando quali siano gli intendimenti ed i processi che portano i protagonisti dell'universo politico a creare questa figura; l'uso del nemico, poi, come ogni atto che abbia rilevanza pubblica, innesca delle reazioni che sono conseguenti alla percezione che gli individui hanno di ciò che gli viene mostrato. L'analisi verte inizialmente sui momenti storici salienti che hanno visto la figura del nemico utilizzata in maniera rilevante; avvicinandosi al presente, si interessa allo scenario creatosi, con considerazioni sui nuovi e recenti sviluppi sull'utilizzo della figura del nemico.
L'attualità propone un contesto nel quale sono intervenute le profonde trasformazioni che hanno interessato la vita politica ed il concetto stesso di politica, e la vertiginosa ascesa dei mezzi di comunicazione di massa, favorita dal continuo miglioramento tecnologico. Dopo i fatti di questo secolo in politica vengono meno sia la forma tradizionale del partito, sia la dimensione “corale” nell'ambito della vita politica, a favore di una crescente personalizzazione, ed il sorgere di figure guida, i leader, che hanno assunto una sempre maggiore importanza e notorietà presso il pubblico. Tutto questo ha causato una massiccia introduzione di elementi personalistici nella dialettica politica, ed il concetto di nemico, attraverso nuove rielaborazioni, è sempre presente.
Per avere un quadro dello scenario attuale basta analizzare lo svolgimento delle recenti votazioni,
per l'elezione del Governo.
Questo caso risulta interessante fin dalle premesse per il fatto di rappresentare un confronto tra due candidati che risultano essere gli stessi delle passate elezioni. La demonizzazione dell'avversario va analizzata da entrambi i punti di vista. Da un lato si descrive un Paese che è caratterizzato dalla politicizzazione delle amministrazioni pubbliche da parte delle giunte comuniste o di sinistra. Che hanno fatto tesoro secondo il leader del centro destra delle teorie dettate da Gramsci per occupare i gangli del potere in Italia, attraverso un'operazione lunga e delicata essi si sono assicurati una forte presenza nelle amministrazioni pubbliche, una tela che i signori della sinistra hanno saputo tessere a dovere ligi alle regole del partito comunista, controllando ad oggi la cultura, il cinema, le scuole, i sindacati, la grande stampa, la televisione pubblica e dio solo sa quant'altro ancora. E che adesso stanno implodendo in se stesse.
Una minore democrazia, una minore libertà dice il leader Silvio Berlusconi sventolando lo spettro del comunismo. Dall'altra parte non si contesta un'ideologia, il nemico è il leader del centro destra Silvio Berlusconi, al quale si attribuiscono una serie di qualifiche che vanno dal mafioso al buffone passando per il dittatore.
Quasi come se prima di lui in Italia non esistesse droga, mafia e aggiotaggio. Delinquenza e crisi dopo la scesa di Silvio Berlusconi in politica.
Accusandolo di aver portato l'Italia allo sfascio e di essersi fatto leggi ad personam per “aggiustare” i suoi processi.
Si tratta quindi di un Paese che ha vissuto scontri molto serrati, caratterizzato come nelle precedenti consultazioni, dalla presenza di un candidato che ha costruito un impero economico e da imprenditore è passato alla politica, che intende far valere questa sua caratteristica nei confronti di un politico di professione.
Ma i fatti parlano chiaro e le chiacchiere stanno a zero. Quale Italia è migliore quella di Berlusconi con questo governo, o quella di Prodi con il precedente governo? Ai posteri l'ardua sentenza.
MASSIMILIANO RUGGIERO