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Un Dipinto che sembra INCOMPRENSIBILE…
Il Dipinto raffigurante “Davide e Golia con Disputante” è un’Opera Caravaggesca di eccezionale qualità, del primissimo ’600. Essa porta con se uno strascico di fastidio, da circa quattrocento anni … tanto fastidio, in quanto esprime una cappa di irriverenza formale, che ancora oggi si trasforma in tensione, in illogicità assoluta. Un pittore che dipinge con tale maestria, da risultare un grande “imitatore” di Caravaggio, si perde poi dipingendo un soggetto surreale… Strano, molto strano. Un Maestro di tale spessore dipinge agli albori del ’600, una scena fuori da ogni logica, scavalcando tutti i criteri formali della Pittura senza farsi capire, anzi, sembra che forse non voglia essere capito. La figura di un uomo che parla e gesticola verso la scena raffigurante Davide con la testa di Golia. Chi avrebbe potuto dipingere quest’Opera nel periodo di Caravaggio? Forse qualcuno è in grado di dare una risposta esauriente, logica, motivata e seria… Credo che non vi è risposta logica e questo Dipinto resta ancora un grande MISTERO: a meno che non consideriamo… alcune “curiosità” degne di riflessione e di approfondimenti. Osservando Il “ritratto” a sinistra, raffigurante il “Disputante”, esso ci risulta illogico e totalmente incomprensibile, raffrontato con le iconografie classiche del periodo, specie se inserito in un dipinto eseguito durante la CONTRO RIFORMA… e se detto “Personaggio” volesse manifestare un “MESSAGGIO”? Risulta, dalle radiografie effettuate dalla M.I.D.A. dell’Ingegner Claudio Falcucci di Roma, e dalla EMME.BI.CI. (indagini diagnostiche su Opere d’Arte) che il Disputante sia stato eseguito in maniera “difforme” dal resto del dipinto, ovvero con pennellate meticolose e precise…come si riscontra solitamente in un dipinto ritratto dal vero…ovvero un Autoritratto.
A FAVORE DELLA ATTRIBUZIONE…
1)La PITTURA è stata eseguita con la tecnica a “risparmio”, con pennellate lunghe, sovrapposte, appunto con “risparmio” di colore che sappiamo essere la tecnica attuata nelle ultime opere dal Maestro.
2)La MANCANZA di Disegno preparatorio, come si evince dalle radiografie, quindi un Dipinto eseguito di getto, con estrema maestria.
3) Dalla “Riflettografia” si leggono delle “CAMPITURE” a punta di pennello, che delimitano gli spazi del dipinto, particolari segni propri della tecnica esecutiva attuata in diversi dipinti dal Merisi.
4) Si leggono delle Modifiche sostanziali che dimostrano (sempre con gli esami radiografici) una STESURA DI GETTO molto “sofferta” e con molteplici variazioni ed elaborazioni in corso d’opera.
5) Il Ritratto che compare dalle radiografie, sotto il volto del “Disputante”, raffigurante un viso di “donna” che, oltre ad essere una MODIFICA SOSTANZIALE, eseguita in corso di esecuzione pittorica, per diversi storici come E.Arsal (1959),R.Wittkover(1958),M.Kitson(1969) rappresenterebbe una prova certa che il dipinto sia di CARAVAGGIO (da Michelangelo Merisi da Caravaggio a cura di Mina Gragori ed. Electa pag.32).
6) Il “ritratto” raffigurante “giovane donna” ritrae probabilmente la MODELLA del Merisi, “Fillide Melandroni” (la somiglianza è indiscutibile).
7) Le mani della modella (Fillide), viste con radiografia, hanno LA STESSA IMPOSTAZIONE del “Disputante” ovvero, sempre per voler implorare la sospensione della Condanna a morte per decapitazione.
8) Il Ritratto in alto raffigura (per noi), l’AUTORITRATTO di Caravaggio.
9) Il Golia, ovvero la “testa mozza” raffigurata in basso ha la stessa fisionomia di Caravaggio,e raffigura un SECONDO AUTORITRATTO.
10) Se…Il Dipinto manifesta un MESSAGGIO, come la nostra tesi vorrebbe dimostrare, quest’Opera acquista una logicità esaustiva, e, per la prima volta nella Storia della Pittura (sempre a nostro avviso), risulterebbe un vero TERREMOTO, in quanto il Maestro, contro ogni logica e convenzione di quei tempi, manifesta un “messaggio” diretto, inserendosi da protagonista (e da spettatore inerme verso la Sua decapitazione) dentro una scena classica e blindata. Il “messaggio” che risulta da queste deduzioni : come Davide ha ucciso Golia, Il “Davide”, raffigura secondo noi metaforicamente il Pontefice, ovvero l’unico potente che può “graziare” il pittore condannato a morte. Per questo motivo Caravaggio si ritrae decapitato ed a tempo stesso implorante la grazia della vita.
11) Tramite l’indagine effettuata con il metodo laser della “RAMAN SPECTROSCOPY”,presso le Università di Modena e Reggio Emilia, si è scoperto che le braghe bleu come la camicia bianca del “Davide”(sotto forma di ossidante) sono state dipinte con vernice composta da LAPISLAZZULI. Un pigmento carissimo e prezioso, che potrebbe dimostrare la volontà di conclamare la raffigurazione metaforica: Davide = Papa.
12) E’ risaputo da antichi documenti che Caravaggio acquisì nell’ultimo periodo della sua vita, un notevole quantitativo di LAPISLAZZULI (pigmento usato solo per eccelse committenze, regali o papali) ma non si conosce, ad oggi, in quale suo dipinto sia stato utilizzato.
13) Esiste un dipinto presso il Museo di Harrare, già attruibuito al Sellitto dal Professor Ferdinando Bologna . Carlo Sellitto è considerato il più prolifico allievo e copista dei dipinti del Merisi. Il dipinto “Harare” ritrae l’Opera da noi in studio, ma non ritrae il Personaggio Disputante (Caravaggio). Nella (a nostro avviso) copia di Harrare, il Sellitto ritrae Davide “mesto e col volto chino”, come se fosse a lutto, per la tragica morte del Maestro. A comprovare ciò infatti, Caravaggio ritrae una spada (nel Dipinto esaminato) in piedi alla sinistra del Davide, mentre nella copia del Sellitto la vediamo in basso, al buio, deposta trasversalmente, come si usava in segno di lutto, proprio dove era la figura del “Disputante-Caravaggio”. Infatti se la nostra tesi dovesse essere valida, il Sellitto, che mai si spostò da Napoli, avrebbe potuto vedere solamente nella sua città il Dipinto del Merisi, nel 1610, poco prima la morte di Caravaggio. Ancora altri “misteri” continuano ad alimentare questa tesi “sconvolgente”.
14) Lo scultore ebanista Annibale Durante eseguì, appena sei anni dopo la morte di Caravaggio, la cornice del dipinto da lui stesso menzionato in un documento del 1616, “Davide e Golia con ritratto del Maestro Merisi” viene misurata con esattezza in “p.5 e 4 b 50″(scheda della Professoressa Roberta Lapucci su “Caravaggio” della Electa a pag. 186), misure che risultano a millimetro le misure del “nostro” dipinto (cm.121 di altezza).
Ed ancora 15 16 17 18 19 …. ecc. Tanti, troppi indizi sostanziali, che insieme, a nostro avviso, rappresentano un vero “macigno attributivo” motivato, logico e coerente, oltre che supportato da inconfutabili esami tecnico scientifici eseguiti da professionisti accreditati
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CONTRO LA ATTRIBUZIONE…
Il Dipinto era stato già stato collocato cinquanta anni addietro dal grande Roberto Longhi come opera caravaggesca di pittore anonimo. Il Longhi, che può definirsi colui che tra i primi e più di ogni altro abbia studiato e valorizzato il Merisi, su foto in bianco nero, aveva glissato su qualsivoglia attribuzione. Anche il Professor Papi, allievo della Professoressa Mina Gregori, già allieva del Longhi, ha affrontato uno studio su Paragone n.36 del 2002, collocando il dipinto,(sempre su foto bianco/nero, in quanto presso ubicazione ignota di privata collezione)al Maestro del David (caravaggesco sconosciuto, battezzato per l’occasione). Chiaramente con paletti di tale entità, discutere eventuali ricerche effettuate, diventa…difficoltoso. Di fatto, crediamo che tutti i Critici o gli Storici che guardino questo dipinto, restino …infastiditi da una iconografia troppo difforme dalle logiche della pittura. Di fatto, inserire un personaggio “sconosciuto” in una iconografia classica, agli inizi del ’600 è semplicemente PAZZESCO ed incomprensibile. Come se un pittore (ancora durante la Controriforma) ribaltasse tutti i criteri sia formali che convenzionali, scardinando la logica di quel tempo (ed anche quella odierna). Probabilmente, solo se consideriamo insieme l’immenso estro creativo di un Genio assoluto come quello di Caravaggio e la Disperazione quasi rassegnata degli ultimi mesi della Sua tragica vita, possiamo finalmente accettare e quindi comprendere questo Dipinto. Questo Dipinto risulta assolutamente unico, sia da un punto di vista compositivo che espressivo, e lo sentiamo impregnato di bagliori di follia, carico altresì di rassegnazione e fremiti di morte, con una tenue speranza che sembra amalgamarsi ad un lucido testamento. Un’Opera che, dopo oltre sei anni di pazienti ricerche, con il susseguirsi di decine di caute ma sempre più determinanti conferme, oltre a basilari riscontri tecnico scientifici, risulta ancora talmente incomprensibile da non essere stato preso in considerazione dal Gotha della cultura accademica, anche se, timidamente, diversi studiosi si sono ultimamente dimostrati interessati e cautamente disponibili. Purtroppo avvicinarsi al nome di Caravaggio, vuol dire entrare in un pianeta dove manca l’aria. Forse il compianto e grande Federico Zeri, che aveva il coraggio, l’ intuizione, la sensibilità’ ed il fiuto di andar spesso controcorrente, probabilmente avrebbe voluto e potuto entrare in causa… eppure siamo sicuri che quest’Opera rappresenterà prima o poi, un importantissimo riferimento per avvicinarci ulteriormente ad una mente talmente creativa da non essere stata ancora oggi del tutto compresa, e che crediamo mai lo sarà del tutto; la mente di un genio assoluto: Caravaggio.
Giulio Torta
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