Farmaci senza farmacista, pdl Gasparri -Tomassini: “supermonopolio” per farmacie, iperliberismo per i farmacisti rurali, caos per la distribuzione intermedia. Passaggio dai farmaci senza ricetta ai “farmaci da drogheria” (……pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme …)”
by leomark il 1 Set 2008 in Ambiente e salute | Comunicato Stampa
In fondo c’era d’aspettarselo se il ministro della Salute e Walfare Sacconi dice che “ non vede la necessità della presenza del farmacista nella distribuzione dei farmaci da banco” (alla faccia di quelli che studiano e insegnano nelle facoltà di Farmacia) qualcuno doveva pur tramutare in progetto di legge questa idea diciamo così “strana”.
L’accoppiata è composta da due senatori del PDL Gasparri e Tomassini (presidente della commissione Sanità Senato) che hanno presentato il pdl “ disposizioni…normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell’esercizio farmaceutico” n° 863 del 1° luglio 2008.
Si tratta di 9 articoli, molto sibillini in pieno stile prima repubblica e forse frutto di accordi sottobanco tra GDO e Federfarma, con il silenzio complice della FOFI.
Gli articoli sono tutti indirizzati a:
1. rafforzare il monopolio delle farmacie sui farmaci, presidi e prodotti sanitari
2. eliminare lentamente le parafarmacie, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista e di conseguenza mettere in difficoltà le farmacie rurali che sarebbero le più vulnerabili all’attacco di tabaccherie, spacci alimentari, bar, edicole……..
Ma vediamo nello specifico quali sono gli strumenti ipotizzati per l’attuazione di questo obiettivo.
1) Rafforzamento del monopolio delle farmacie su farmaci e prodotti sanitari
L’articolo 1 comma 1 parla chiaro “ …..la distribuzione sul territorio delle specialità medicinali è riservata alle farmacie aperte al pubblico……” cioè si ribadisce il monopolio tranne per i farmaci SOP e OTC (si veda il punto 2 successivo)
Il comma 2 dello stesso articolo crea la prima parte del “supermonopolio” per le farmacie e cioè “…la distribuzione dei presidi medico- chirurgici, prodotti sanitari, alimenti speciali e di ogni altro prodotto parafarmaceutico…. (che non hanno bisogno di ricetta medica in quanto non farmaci , per giustificarne l’erogazione da parte del SSN ..ndr) …. è riservata in via preferenziale alle farmacie……”
Ma perché? Quale è l’esigenza “sanitaria” di questo ulteriore supermonopolio?
Perchè non porre sullo stesso piano anche gli altri esercizi commerciali e parafarmacie da convenzionare con il SSN, come hanno già fatto per i prodotti per celiaci le regioni Campania, Emilia-Romagna, Friuli ed Umbria ?
Vediamo la seconda parte del “supermonopolio”
L’articolo 1 comma 11 punto a) dice “ ..il numero delle farmacie è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 4000 abitanti………….nei centri abitati con popolazione residente superiore al 100.000 il numero delle autorizzazioni può essere aumentato del 10 %……….le regioni possono emanare norme che prevedano, per il 10 % delle farmacie istituite in deroga ai criteri di revisione ordinaria…….…il collocamento delle farmacie all’interno di grandi strutture commerciali con superfice di vendita superiore ai 10000 metri quadrati o con affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere…….”
Considerazioni:
a) norme farraginose quelle proposte, che ritoccano solo di poco la pianta organica in vigore (una farmacia ogni 5000 per comuni fino a 12.500 abitanti, per il resto una farmacia ogni 4000 abitanti) generano burocrazie regionali e una montagna di ricorsi, sospensive….. tanto che sono frequenti le sanatorie e il blocco ormai sistematico delle procedure di concorso per nuove farmacie………proprio quello che serve per garantire nei fatti il supermonopolio.
b) la frammentarietà delle norme proposte continua con la parte finale del comma 11 punto a)… vediamo in pratica come funzionerebbe il meccanismo aggiuntivo del 10 % di farmacie suppletive da aprire anche nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 metri quadri.
Dal sito www.federdistribuzione.it che raggruppa le maggiori aziende della GDO si apprende che al 2007 in Italia sono presenti circa 112 ipermercati (con superficie superiore a 8000 metri quadri) quindi di cosa si parla? Praticamente di nulla…………… è una norma che non ha attinenza con la realtà delle cose, puro esercizio teorico, fumo negli occhi da esibire come concessioni “liberali” ai non esperti di settore farmaceutico e “far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla”……
Anche se si volesse indicare in 8000 metri quadri il limite per l’istituzione di nuove farmacie nei centri commerciali…si tratterebbe alla fine di istituire farmacie (dopo trafila di leggi e delibere regionali) in una parte dei 112 ipermercati …( forse 20- 30 farmacie negli iper in tutta Italia !)
Come e chi definisce un “…affluenza media superiore alle 5000 unità giornaliere….” in un ipermercato? Lo misurano i funzionari delle ASL?
Continuiamo con la descrizione della terza parte del supermonopolio: il rafforzamento del criterio geografico della distribuzione territoriale a favore delle farmacie già aperte.
L’articolo 1 comma 11 punto b) dice “…. .la distanza minima da soglia a soglia misurata tra la via pedonale più breve tra le farmacie di uno stesso comune non può essere inferiore a 500 metri………nei centri con popolazione residente superiore ai 100.000 abitanti può essere ridotta sino a 300 metri……” (attualmente il limite è fissato a 200 metri o a 3000 metri se la farmacia è stata aperta con il criterio della distanza)…..
Una precisione maniacale, che a confronto i legislatori Bizantini erano dei campioni di liberalismo e semplicità……
2) eliminare lentamente le parafarmacie e creare difficoltà ai farmacisti rurali, permettendo la vendita di farmaci senza ricetta anche in assenza del farmacista.
L’articolo 1 comma 5 recita “…….per i farmaci non soggetti a prescrizione medica attualmente suddivisi in farmaci da banco (OTC) e farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) è prevista una ulteriore categoria che comprenda i farmaci previsti dal comma 6…….”
Il comma 6 indica sostanzialmente le modalità con cui va definita la lista di questi fantomatici farmaci del comma 6 appunto (i farmaci da drogheria?)
Il comma 6 continua “ ……possono essere venduti……….senza obbligo della presenza di un farmacista……”
Un articolato iperliberista, senza senso, che ad un’analisi attenta determinerebbe nei fatti:
a) il lento declino economico delle parafarmacie ma soprattutto l’erosione dei fatturati delle farmacie rurali già in difficoltà e più sensibili alla concorrenza di tabaccai (accoppiata farmaci-sigarette), edicole, spacci alimentari e bar (accoppiata farmaci-alcool, Happy hours “Alkaseltzer”? )
b) grosse difficoltà, anzi caos totale, per la distribuzione intermedia dei medicinali, che si è appena riorganizzata per la distribuzione capillare e quotidiana a farmacie e parafarmacie e che dovrebbe servire, pena un probabile ricorso antitrust, anche la miriade di nuovi punti vendita prima citati. Una stima? I tabaccai in Italia sono circa 48000 (fonte FIT Federazione Italiana Tabaccai, www.tabaccai.it ) se si considera un 10 % dei negozi siamo già a 4800 potenziali punti vendita……se si sommano anche % minime ricavate per edicole, spacci alimentari e i bar……….ci sono i numeri per far collassare da un giorno all’altro la distribuzione intermedia dei farmaci che invece tende ad una semplificazione e standardizzazione massima.
c) ultimo, ma non meno importante, acquisti di prodotti senza indicazioni e consigli di esperti per l’uso di farmaci, si consideri che nei farmaci da banco sono presenti prodotti a base di cortisonici, antibiotici, antimicotici, antivirali, spasmolitici, anestetici locali, prodotti per bambini e lattanti……cosa potranno rispondere i futuri venditori dei “farmaci da drogheria” ad una richiesta di modalità di assunzione dei farmaci che vendono?
Forse risponderanno imitando Renato Carosone “…..pigliate ‘na pastiglia siente a mme …..,pigliate due pastiglie, pigliate tre pastiglie… pigliate tutta a scatola …siente a mme …..”
Leonardo Marchitto
ParafarmaciaNews



antonio | 4 Set 2008 | Replica a questo commento
buon giorno sono un farmacista dipendente o per meglio dire schiavo sono di napoli e lavoro da circa venti anni il disegno di legge di cui purtroppo
siamo vittime innocenti piu che un disegno mi sembra uno scarabbocchio ma come si fa a partorire delle diciamo pure idee cosi intelligenti che hanno come unico scopo quello
di farci morire in farmacia ma prima che
cio accada vorrei parlare di peersona con il sen gasparri per farmi spiegare quel giorno che ha partorito una simile idea cosa aveva mangiato la sera precedente ma catricala’ sta’ dormendo secondo me bisogna sensibilizzare i direttori di giornali affinche’ne parlino di piu’o meglio ne iniziano a parlare firmato antonio lo schiavo
lilly | 11 Ott 2008 | Replica a questo commento
Sono una farmacista dipendente indignata per una simile legge, frutto della perversione mentale di politici che dettano legge dalle loro comode poltrone, senza pensare che i destinatari sono uno stuolo di professionisti “non liberi” con un bagaglio culturale calpestato e frustrato. Quanto ancora dovremo subire?
Leonardo Marchitto | 11 Ott 2008 | Replica a questo commento
Subiremo, fino a quando saremo schiavi economicamente…le parafarmacie sono, dopo 40 anni di ingessatira, l’unica possibilità per un dipendente di farmacia di essere libero rischiando in proprio, ora Gasparrie Tomassini volgio eliminare anche questo esile spiraglio per chè unsieme a Federfarma e GDO hanno un piano eliminare le parafarmacie indipendenti che sono il vero pericolo per chè sono le più simili.
La cosa che può fare è opporsi,chi si scoraggia prima di partire ha già perso…..
per opporsi bisogna informarsi…… per questo insiemen ad amici del MNLF e FEF abbiamo creato ParafarmaciaNews……legga il sito e troverà ina info diversaed innovativa sul settore drogato da troppi interessi……
Saluti e ricordi che siamo in molti…….e ora la rete ci aiuta….teniamoci in contatto….
esculapio | 15 Ott 2008 | Replica a questo commento
Le parafarmacie non hanno nulla a che vedere con le liberalizzazioni, si tratta di negozi che sono stati “inventati” dalla l. “Bersani” per compiacere quote di elettorato-sponsor che con questo provvedimento avrebbero poi sperato in una sanatoria diventando farmacie.Logicamente con questa prospettiva il numero delle nuove aperture è stato sproporzionatamente alto rispetto alla richiesta di mercato, per cui tramontata la possibilità di fare il salto della quaglia trasformandosi in farmacia, molti parafarmacisti sono ora delusi. E sono in difficoltà persino le Coop cui sta bene questa normativa-Gasparri che consentirebbe loro di vendere farmaci da scaffale senza stipendiare alcun farmacista.In tutto questo caos è chiaro solo che gli sconti pubblicizzati del 20% sono specchietti per le allodole e valgono SOLO per un micropaniere dei soliti 10/15 prodotti.Chiunque può verificare che persino uno spazzolino da denti costa il 20% in PIU’ in parafarmacia che in farmacia per non parlare delle erboristerie ancora più convenienti .Molti parafarmacisti hanno iniziato l’ attività con il progetto di iniziare a vendere con ricarichi-zero per diffondere per qualche tempo una immagine di convenienza al consumatore ma la strategia è durata poco.Tra l’ altro più della metà delle parafarmacie nella mia città (e penso ovunque)sono state aperte dagli stessi farmacisti che vi hanno impiegato a gestirle loro parenti o dipendenti-prestanome.Altre sono di ex dipendenti di farmacia (quindi non disoccupati)che si sono messi in proprio per cui non c’è quel vantaggio per l’ occupazione vantato da Bersani.Al centro delle vere liberalizzazioni ci deve essere il cittadino-consumatore non i farmacisti non titolari che sono scontenti del loro reddito.
Gianotti Romana | 18 Ott 2008 | Replica a questo commento
Esistono Parafarmacie a Genova?
Io non riesco a trovarne l’elenco e sarò grata a chi me lo vorrà,cortesemente fornire.
Un cordiale saluto
Romana Gianotti
prometeo | 17 Nov 2008 | Replica a questo commento
Caro Esculapio mi dispiace doverla contraddire su alcune cose, ma penso sia doveroso farlo.
Io sono un ex dipendente di farmacia ma aprendo una parafarmacia ho liberato un posto in farmacia occupato adesso da una persona che prima era a spasso, quindi si è già creato un posto di lavoro.
Anche se non è il caso mio, altri colleghi hanno assunto del personale in parafarmacia creando così altri posti di lavoro.
Sebbene irrisori si è iniziato a praticare uno sconto sui farmaci OTC e SOP dopo l’apertura delle parafarmacie, mentre prima dovevano cadere le quaglie affinchè un titolare di farmacia praticasse uno sconto.
Sperare di poter dispensare tutti i farmaci divenendo di fatto farmacie, credo che sia un desiderio legittimo di chi di professione fa il farmacista e non il parafarmacista come dice lei.
Il motivo per cui sono un ex dipendente di farmacia è anche quello di non sentirmi retribuito a dovere come professionista laureato oltre a quello di dover spesso mettere da parte l’etica professionale a beneficio di quella prettamente economica.
Non so lei in quale settore operi, ma le assicuro che la realtà della farmacia è talmente cambiata che assomiglia sempre più a un supermercato, per cui non mi stupisce più di tanto che i Sig.ri Gasparri e Tomassini e ora anche la Poretti vogliano scindere il binomio farmaco-farmacista.
Comunque sebbene la mia scelta mi ha penalizzato economicamente le assicuro che quantomeno in dignità ci ho guadagnato molto.
Un’ ultima cosa, sebbene ci siano in Italia diverse parafarmacie aperte da titolari di farmacia, queste sono un numero esiguo, e comunque visto che anche in quelle occorre un farmacista qualcuno avranno pur dovuto assumere.
Diventare farmacie non convenzionate e liberalizzare il prezzo del farmaco questo sarà un vantaggio a favore del cittadino peccato che i sig. titolari di farmacia vedrebbero ridotti i loro lauti guadagni non potendo finanziare più come si deve i nostri cari politici come ha affermato lo stesso Siri.